Curiosità

Filosofia di un albero

La passione per la sapienza è un allele di qualche cromosoma che spero di avere ereditato. Non ho intenzione di far filosofia, non so giocare a biliardo come Kant e non ho intenzione di fare levatacce pre-galliche alle 5 del mattino come Cartesio.

Parlare di piante, (dall’albero degli zoccoli a quello della cuccagna), potrebbe essere un dowshifting terapeutico, un piccolo cambio di marcia da un mondo di corse sfrenate, pannolini usa e getta e cibi precotti a uno di silenzio, riflessione e buon vino, sia per chi scrive sia per chi legge.

Curiosità, belle e piacevoli, passate attraverso la ragnatela di un dream-catcher e arrivate fino a noi.
L’albero dell’Eden, ad esempio, nella tradizione di discendenza biblica, l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, o semplicemente l’Albero della Conoscenza, che viene menzionato nella Genesi assieme all’Albero della Vita è quello da cui scaturì il peccato originale. Vale il ritornello francese “cherchez la femme”? Non so,  ma mi permetto di spezzare una lancia a favore di Eva: non è Giuda che aspettava Gesù sotto una pianta di ulivo nell’orto dei Getsemani?
La nostra Eva moderna,  farebbe la cameriera d’albergo (forse), guadagnerebbe poco (certo) e al posto della Bibbia ne nascerebbe un instant-book con rivelazione chissà dove nascoste (probabile).

Gli alberi, poi, sono da sempre molto importanti per gli indiani d’America in quanto per questi popoli essi emanano una certa energia dato che rappresentano una continuità cosmica ininterrotta poichè le radici sono collegate all’universo sotterraneo, il tronco alla superficie terrestre e i rami al cielo. Tipo Eywa, l’albero del popolo  Na’vi  che crea un rapporto empatico, un  legame biochimico, tra le radici e le sinapsi degli Omaticaya.

Sperare che il nostro rapporto con la natura possa essere così, è come convincere qualcuno ad abbandonare un rave party per una sagra, o tendere l’arco di Ulisse: arduo, difficile, impossibile. Ci rimane la consolazione che almeno ci riconosca il cane.

L’albero, nella cultura indiana riveste una particolare importanza. Ricorre molto spesso nella simbologia delle Sacre Scritture Vediche, ma anche nel Buddhismo dove l’illuminazione del Buddha avviene sotto un albero (l’albero della bodhi). L’immagine simbolica del ponte che unisce il cielo e la terra è rappresentata nello Yoga con la posizione dell’albero.

Anche Plinio il Vecchio racconta che il ciliegio era sconosciuto dai romani “ante victoria Mithridaticam” prima della vittoria su Mitridate. Il buon Plinio poi, con buona pace di Mitridate, si fece una scorpacciata di ciliegie.

In Cina l’albero della vita è il bambù; l’Araba Fenice, invece, quando sentiva sopraggiungere la sua morte, si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di una quercia o di una palma.

L’albero di Ginko è tradizionalmente conosciuto in Cina come l’albero del “nonno e nipote”, a significare che il nonno lo pianta, ma i frutti li mangia solo il nipote poichè dall’innesto al completamento della crescita, l’albero di ginkgo richiede dai venti ai trent’anni. Sei esemplari di Ginkgo, ancora esistenti, sono sopravvissuti alle radiazioni prodotte dalla bomba atomica caduta sulla città di Hiroshima. Se non è determinazione questa!

Un giuramento ricordato nel Corano(sura XVIII:18) come bay’at al-ridwān (“giuramento d’accettazione”) è detto anche, per il posto dove avvenne, bay’at taht al-shajarah (giuramento sotto l’albero).

Avatar o araba fenice, l’importante è credere e vivere profondamente e con onestà intellettuale.

Un viaggio con una valigia questo, pardon..con una malle di Stokovski, che ci fa vedere il mondo così com’è,  senza punti grigi o solarizzazioni “alla Warhol”, ma un po’ alla Bridget Jones, pieno di difetti, imbranato e da tenere sotto controllo.