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Dalle anfore agli igloo, il  metodo costruttivo dell’Antica Roma

Il problema della risalita dell’umidità dal terreno e delle sue conseguenze sulla salubrità degli ambienti interni di uffici, opifici e abitazioni e sulla integrità delle strutture è noto già dall’antica Roma. A quel tempo i vespai erano realizzati innalzando il pavimento di qualche decina di centimetri per mezzo di anfore o muretti. Si realizzava così un’intercapedine che veniva opportunamente collegata con l’esterno tramite bocche d’aerazione verso strada in modo da garantire la ventilazione, detto (vespaio gattaiolato). Nasceva così quello che oggi comunemente chiamiamo vuoto sanitario.

L’igloo ha rivoluzionato il modo di costruire il vespaio sfruttando con intelligenza la disponibilità di nuovi materiali, è un prodotto che rende la costruzione del vespaio facile ed economica come non è mai stata negli anni.

L’intercapedine d’aria formata dagli igloo deve essere collegata con l’esterno tramite semplici tubi in plastica (o altro). In questo modo si crea un flusso d’aria naturale che attraversa l’intercapedine ed elimina umidità e gas Radon.

La forma dell’igloo è studiata per consentire la minima resistenza all’aria nell’intradosso degli elementi.

Al fine di ottimizzare la ventilazione naturale, i collegamenti in entrata e quelli in uscita vanno posti preferibilmente su due lati opposti lungo l’asse nord-sud posizionandoli al livello del piano di campagna.

 

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